::non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
Che belli gli atleti alle olimpiadi.
Aldilà di ciò che fanno e che rappresentano, andando oltre il bagaglio di lavoro e, probabilmente, anche di rinunce, che li ha portati ad essere come sono, è impossibile non soffermarsi sulla bellezza dei loro corpi.
Non si tratta solo di un fattore estetico statico e puramente visivo: se è darwinianamente vero che l'uso sviluppa l'organo, la cosa che colpisce maggiormente per dinamismo, più che per immagine, è proprio l'armonia strutturale dell'atleta in relazione alla sua specialità ginnica. Nell'atto stesso, è evidente come tutta quella roba che si porta appresso non stia lì per far coreografia, ma segua obbediente l'intento cinematico del suo portatore.
Ovviamente, come non sentirsi un po' piccini, al cospetto di tale rappresentazione esistente, anche di muscoli sì, ma prima di tutto della dedizione quasi stoica verso il proprio obiettivo: migliorarsi, primeggiare, nel caso vincere.
Poi, questa ammirazione che quasi sfocia nell'invidia, in gran parte, e forse per fortuna, sfuma. Perché a fine competizione gli atleti fanno una cosa brutta brutta: parlano.
Sentir gli atleti parlare chiarisce molte cose. Intanto, è inutile attaccarsi come cozze allo scoglio su sciocchezze come i soliti congiuntivi et simila. Non è questo il punto.
Il punto è che alla fine della fiera, capisci che per perseguire la tua mèta sportiva, ciò che davvero ti è indispensabile è una mente semplice e lineare, settaria banale ed un po' tonta. Non puoi permetterti dualismi logici, sei una freccia scoccata e devi centrare il bersaglio, e punto.
Prima della gara, carica più Vasco Rossi un puglie dei sobborghi di Marcianise che John Zorn un fighetto qualsiasi, seppur bravo, coi guantoni: hai voglia a giustificarti con l'inarrivabile complessità della sperimentale, Ciccillo Esposito ti fa una faccia gonfia così a suon di "Bollicine"!
Gioca a favore di questa tesi anche la cura del proprio corpo a botte di tatuaggi roboanti, una cosa tra il portoricano macho, lo spacciatore bulgaro e le voglie delle sciampiste estive nei lager vacanzieri del Mar Rosso. Tristezza in comodi monouso.
In questo campo, s'è dimostrata a dir poco siderale la Vezzali, fiorettista neocampionessa olimpica, ed ennesima rappresentante similciellina tra i medagliati di Pechino 2008 (ma questa vuol essere solo un'aggiuntina gratuita, leggete la sua biografia, brividi). In due soli giorni dal meritato oro olimpico, Valentina ha citato in modalità patriarchica testi di Eros Ramazzotti e Papa Giovanni Paolo II, come anche alta cinematografia quale "Rocky" col piglio di chi l'ha visto anche più di due volte. Mancano ancora all'appello "Bella in Rosa", Birba il gatto di Gargamella e Padre Pio.
Oh come al solito mi sono lasciato prendere la mano, ma è solo becera ironia la mia: son tutti bravissimi e bellissimi. Ma una cosa è certa: ora che li ho sentiti parlare, ho ben capito a cosa, prima di tutto, hanno rinunciato. E direi che io non mi sento ancora pronto e capace a compiere tale passo, un plauso a costoro.
E comunque io al brano tostissimo "SidStyler" su StepMania ho B al livello medio, vediamo quanto son bravi loro, ecco.















