::14/08/2008

::non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

::scioè gueshdo è il sphirito cuita che mi potta ai succezzoChe belli gli atleti alle olimpiadi.
Aldilà di ciò che fanno e che rappresentano, andando oltre il bagaglio di lavoro e, probabilmente, anche di rinunce, che li ha portati ad essere come sono, è impossibile non soffermarsi sulla bellezza dei loro corpi.

Non si tratta solo di un fattore estetico statico e puramente visivo: se è darwinianamente vero che l'uso sviluppa l'organo, la cosa che colpisce maggiormente per dinamismo, più che per immagine, è proprio l'armonia strutturale dell'atleta in relazione alla sua specialità ginnica. Nell'atto stesso, è evidente come tutta quella roba che si porta appresso non stia lì per far coreografia, ma segua obbediente l'intento cinematico del suo portatore.

Ovviamente, come non sentirsi un po' piccini, al cospetto di tale rappresentazione esistente, anche di muscoli sì, ma prima di tutto della dedizione quasi stoica verso il proprio obiettivo: migliorarsi, primeggiare, nel caso vincere.
Poi, questa ammirazione che quasi sfocia nell'invidia, in gran parte, e forse per fortuna, sfuma. Perché a fine competizione gli atleti fanno una cosa brutta brutta: parlano.

Sentir gli atleti parlare chiarisce molte cose. Intanto, è inutile attaccarsi come cozze allo scoglio su sciocchezze come i soliti congiuntivi et simila. Non è questo il punto.
Il punto è che alla fine della fiera, capisci che per perseguire la tua mèta sportiva, ciò che davvero ti è indispensabile è una mente semplice e lineare, settaria banale ed un po' tonta. Non puoi permetterti dualismi logici, sei una freccia scoccata e devi centrare il bersaglio, e punto.
Prima della gara, carica più Vasco Rossi un puglie dei sobborghi di Marcianise che John Zorn un fighetto qualsiasi, seppur bravo, coi guantoni: hai voglia a giustificarti con l'inarrivabile complessità della sperimentale, Ciccillo Esposito ti fa una faccia gonfia così a suon di "Bollicine"!
Gioca a favore di questa tesi anche la cura del proprio corpo a botte di tatuaggi roboanti, una cosa tra il portoricano macho, lo spacciatore bulgaro e le voglie delle sciampiste estive nei lager vacanzieri del Mar Rosso. Tristezza in comodi monouso.

In questo campo, s'è dimostrata a dir poco siderale la Vezzali, fiorettista neocampionessa olimpica, ed ennesima rappresentante similciellina tra i medagliati di Pechino 2008 (ma questa vuol essere solo un'aggiuntina gratuita, leggete la sua biografia, brividi). In due soli giorni dal meritato oro olimpico, Valentina ha citato in modalità patriarchica testi di Eros Ramazzotti e Papa Giovanni Paolo II, come anche alta cinematografia quale "Rocky" col piglio di chi l'ha visto anche più di due volte. Mancano ancora all'appello "Bella in Rosa", Birba il gatto di Gargamella e Padre Pio.

Oh come al solito mi sono lasciato prendere la mano, ma è solo becera ironia la mia: son tutti bravissimi e bellissimi. Ma una cosa è certa: ora che li ho sentiti parlare, ho ben capito a cosa, prima di tutto, hanno rinunciato. E direi che io non mi sento ancora pronto e capace a compiere tale passo, un plauso a costoro.
E comunque io al brano tostissimo "SidStyler" su StepMania ho B al livello medio, vediamo quanto son bravi loro, ecco.

»::Kekule | fuffa, opinioni | 16:49 | ::commenti (10)

::14/07/2007

::angeli fallocefali

Addio Francesco, addio Debora, Marco, Samuele, Enzino, Sandro, Mariella. Sarai l'angelo che veglierà su di noi, noi ora in procinto di scegliere il nostro percorso universitario.

Eri un ragazzo come noi, semplice, allegro, che voleva solo divertirsi. Eri una ragazza che inseguiva i suoi sogni, volevi diventare ballerina classica, ti ammiravamo tutte. Ti piaceva Vasco, non perdevi una gara di Valentino Rossi, avevi tanti amici. A volte eri sopra le righe, ma in fondo ci piacevi così, questa era la tua estate più bella.
Tuo padre e tua madre, quegli amorevoli residuati degli anni '80, confondendo "cambiamento" dei valori con "edulcorazione" dei valori, erano orgogliosi di averti visto al volante della tua auto giovane e modestamente sportiva, segno riconoscibile anche per loro quale suggello della raggiunta maturità. ::angelo di questo paio di parafanghiTuo padre e tua madre ti vedevano sessualmente vincente, a cavallo della tua moto, lasciapassare per ciulatine scacciatraumi e macchina ginnica sviluppatrice di soverchiante, educativa baldanza.
I tuoi vecchi ti vedevano già donna fatta, ti vedevano già uomo fatto. Non ti hanno visto invece quando eri fatto veramente, tornando dalla festa, dalla disco, dalla bravata, dalle vacanze, alchemicamente ed alcolicamente bruciato.

Angelo nostro, non t'hanno visto neanche i componenti della famiglia che hai falcidiato; non t'hanno proprio visto, manco di striscio, i coniugi sessantenni che tornavano dalla casa del loro di figlio; non t'ha visto il ciclista che proprio non s'aspettava il SUV del neopatentato addosso; non t'ha vista la ragazza che guidava lo scooter, morta lì, alla fine del tamponamento che hai provocato con la tua gioia di vivere la vita vera.
E soprattutto, tu non hai visto loro.

Dolce angelo del cielo, proteggici da lassù, mentre tenti di investire San Pancrazio sulle Strade Celesti, birichino come sei. Che quaggiù non sei né vittima né carnefice. Quando muori, diventi semplicemente angelo, in virtù della tua giovane età. Sei solo il più giovane che ci lascia le penne, ed il sistema mediatico sa bene su quale cavallo puntare.
E poi, si riconoscono facilmente le vittime del fumo, del cancro, degli infarti, dell'amianto. Invece le vittime del consumismo non si possono riconoscere, perché i confini di questa causa di morte sono estremamente nebulosi e trasversali, e nessuno potrà mai definirli, mai.

Addio Rossana, addio Nino, Ines, Massimiliano, Roberta, Simone, Enrico. Sarai per sempre il nostro angelo in cielo, a vegliare su di noi, testa di cazzo che non sei altro.
Addio, ingiustificabile stronzo, chi scrive potrebbe anche provare pietà pensando a te come caso singolo, ma potendo parlare di triste statistica e di casi reiterati, allora è meglio per te che tu sia morto sul colpo, altrimenti ti avrebbe ucciso a sputi in faccia tipo tortura cinese enzimatica.

»::Kekule | opinioni | 22:41 | ::commenti (9)

::08/07/2007

::premi il tasto [insert] quando la vecchiaia busserà

È per causa di varie vicissitudini personali, su fronti differenti ma sempre riconducibili ad un unico triste filone, che stavolta mi tocca metter giù il post personale, melenso e patetico. Che vergogna, ora mi mancano solo l'apoteosi del sushi ed il calendario stagionale dell'Estragon, per diventare una imbarazzante segretaria 2.0.
Ma piagnone no, questo post non sarà piagnone, bensì positivamente propositivo, ecco!

Facciamola breve. Alla mia veneranda età, lì nel quasi mezzo del quasi cammino di nostra vita, si sta verificando nelle persone a me vicine la catastrofe prevista anni or sono durante gli onanismi mentali adolescenziali, e durante le seratine intimiste degli universitari del terz'anno: ::dopo la mazzata permettiti il lusso di premere il tasto inschi più chi meno, le disillusioni sentimentali induriscono repentinamente il cuore di questi ex ragazzi, attivando un invecchiamento dei sentimenti drastico, subitaneo, con i tempi di un taglio col proprio io passato oppure di una mutazione in stadi veloci.

Tra coetanei, non senti dire altro che questa giustificazione misera per la propria cardioibernazione, ti viene quasi a noia: ho capito che bisogna accontentarsi, ho preso tante mazzate devo difendermi, ho comunque investito in una storia... Dietro queste frasi standard, che suonano come bigliettini di una versione laida dei Baci Perugina, si staglia minacciosa l'ombra di un orologio biologico dal ticchettìo sempre più rumoroso ed allarmante, imbarazzante effetto sonoro del quale un po' ci vergognamo di ammettere la sempre più ingombrante presenza, dopo una vita passata a scavare fossati arciducali ed innalzare mura principesce tra i nostri "evoluti" sentimenti e quelli dei nostri genitori, marchiati come un po' rozzi, sicuramente anacronistici, alle volte quasi da compatire con un sorrisino accondiscendente.

È secondo queste modalità che quella che doveva essere per noi la sagra degli affetti, si trasforma nel mercato rionale degli esseri umani, tratta degli schiavi tenuta in un luogo non fisico, durante la quale si soppesano valori umani e case di proprietà, ristorantini e stabilità economica, capacità riproduttive e qualità del parentado, aspetto fisico e arrendevolezza, forza d'animo e cultura, posizione sociale e passioni in comune.
Ma presto, presto però. Presto! Ché una volta disillusi, si ha una gran paura di restare soli. No, non ho detto "un timore", intendo una paura fottuta, della solitudine! Quella, quella sì che ci fa accettare qualsiasi compromesso, alla tratta degli amori!

Non mi scandalizza mica, tutto questo: è la vita, nient'altro. Posso accettarlo e conviverci, posso ingollarlo, digerirlo e defecarlo naturalmente, senza tuttavia nutrirmene, che mi fa anche un po' schifo ed ho quasi paura che me lo farà sempre, per mio masochismo involontario.
Però chiedo una cosa sola, una cosa piccola piccola, secondo me fattibile bene o male per tutti.
Quando vi capita l'episodio cardine (ce n'è sempre uno) che vi spara magicamente nel mondo degli adult(erat)i, dapprima siate bravi a riconoscerlo. Dopodiché, non negatevi l'allettante eventualità di cercare dentro di voi il tastino [insert], e magari premerlo. Così facendo, resisterete almeno per una volta al richiamo delle sirene di un irrimediabile calo della fiducia nel prossimo, portando a compimento un bellissimo, irriguardoso dispetto a mamma Natura, da veri birichini.
Inserite un periodo di prova, ultimo baluardo dei vostri credo e dei vostri sogni, tra i tempi dell'illusione e quelli della delusione, senza abbandonarvi subito ad una cruda immediatezza del servilismo desossiribonucleico: equivarrebbe a testimoniare la vostra umanità.

Non abbiate paura, dico davvero, non resterete soli: datevi un'altra possibilità di essere donne ed uomini, non solo maschi e femmine. Quando la vecchiaia bussa alla porta, prima di aprirle premete [insert].

»::Kekule | opinioni, societa | 19:02 | ::commenti (12)

::20/04/2007

::silvio-no-o

Il potenziale di rappresentazione teatrale nella politica odierna, col conseguente allontanamento dalle problematiche reali che dovrebbero esserne il succo, sta davvero raggiungendo vette memorabili di preoccupante perfezione.
La farsa dell'avvento di Silvio Berlusconi al congresso dei DS in Firenze ne è un esempio lampante.

La mutazione finale della Sinistra storica nella nuova Balena Bianca è un passaggio delicato, talmente delicato da necessitare di un cortocircuito catartico per la buona riuscita della transustanziazione in Neo Democrazia Cristiana. La catarsi, la Distruzione perché la Creazione abbia luogo, è il climax di un'epoca.
Proprio come narrato nelle leggende giapponesi, ::nella lotta non c'è distinzione ideologicaè il momento in cui eroi e demoni arrivano a scontrarsi per ridefinire le posizioni assolute in vista di una nuova era. Lo si può estrapolare dal mito di Susa-no-o, l'eroe discutibile che duella col drago Yamata no Orochi per recuperare la spada Kusanagi, la quale verrà donata a sua sorella (la dea Amaterasu) come segno di nuova alleanza.

Esattamente come nella leggenda citata, Fassino s'è portato Silvio-no-o per allestire la messinscena pietosa del confronto catartico, se l'è portato per far infliggere il miglior colpo del di lui repertorio ad un drago così in salute come il partito dei Democratici di Sinistra.
Soprattutto, se ti porti l'eroe in giro si nota il contrasto tra di voi, e l'attempato elettore vedrà in te il drago rosso ed operaio di sempre. Anche se non lo sei più. Una fine strategia per arginare la dispersione di voti nel momento in cui la crisalide dovesse divenir farfalla.

A parer mio, è questo più eccelso sintomo della crisi della politica italiana, e della sua evanescenza nei confronti del ruolo originario. La pantomima del confronto delle ideologie; quando invece i fassini tutti dovrebbero onestamente alzarsi e dire:"Sorpresa, sì siamo democristiani da sempre, ma dovevate aspettarvelo: vedete questo coso alla mia destra al quale abbiamo trasferito tutti i vostri bei voti di sinistra? È De Mita.".

Non mi va nemmeno di ipotizzare argomentazioni Telecom Italia, voglio fermarmi al primo stadio di ribrezzo. Grazie.

»::Kekule | opinioni | 11:31 | ::commenti (17)

::11/02/2007

::prove tecniche di argentina

Premetto che mi rendo conto di rischiare una figura da ignorante recidivo. Ma se così fosse, sarebbe un altro atto d'accusa indiretto all'informazione raffazzonata sull'argomento.

::sorpresa hai perso tutto (© a.p. bbc.uk)In soldoni, dopo un'era di regalie a scopo elettorale, baby pensioni, figure lavorative ed enti statali creati solo per interessi privati, s'è tirata una linea per fare il conto, evincendo così che, sorpresa, va scremata la pensione.
Lo Stato ti restituisce una buona parte delle tasse versate, come sarebbe dovuto essere già in precedenza, invece che basarsi sull'ultimo stipendio. Se vai a chiedere il perché, ti dicono che i vecchi non muoiono più quanto prima; poi ti accorgi che questa è una panzana di dimensioni colossali, perché lo sperpero pensionistico ha avuto altre cause, ad esempio la creazione ed il mantenimento ingiustificato di istituti utili solo a ricambiare i favori ed occupare il pubblico votante.

"Ma si era tentato un altro modello allora", prova a giustificarsi un economista. Complimentoni vivissimi, un modello che non è mai andato in pari non ha messo in allarme nessuno. Per caso, non è che vi faceva comodo avere un fondo sociale sempre in perdita da sostenere, per far cadere grosse briciole da dividervi tra voialtri?
Ora i sessantenni che andranno in pensione con l'80% dello stipendio, costringono il trentennato a tempo determinato e co.pro. ad integrare la futura pensione con un fondo. Lo fanno aprendo le braccia ironicamente sconsolati, col sorrisino beffardo di chi è sgusciato via salvandosi.

Poi un bel giorno, va in onda questa puntata di Report, dove si mettono in chiaro un paio di punti che, oh, ai tipini in televisione son filati via di memoria: i fondi pensionistici non assicurano un bel niente, perché quei soldi sono investiti secondo linea di investimento (obbligazioni ed azioni). Quindi: puoi fare il colpaccio, o puoi andare in pari, o ancora puoi perdere molto, oppure puoi perdere tutto.
Lo Stato non è stato capace di (non ha voluto?) strappare alle banche un margine di sicurezza, pur avendo messo su la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

Che interesse ha la banca che maneggia i miei soldi di farmi contento, quando invece potrebbe presentarsi a casa mia con la faccia contrisa, ed annunciarmi, senza conseguenza alcuna per sé:"Oooh signor Kekule, sa cos'è successo? Che è andato storto qualcosa e lei ha perso ogni bene.".
Gioco di fantasia: sono un banchiere. Alzo la cornetta e chiamo gli altri amici banchieri per creare in Italia ed all'estero società azionarie usa e getta, in cui investire i fondi pensione: i miei nelle tue, i tuoi nelle mie. Il futuro pensionato leggerà sul resoconto tutti questi bei nomi di società che, secondo i nostri aitanti investitori, fan cose parecchio buone. Ad un certo punto ffffffiiiuph! In poco tempo, spariscono 'sti fondi, a norma di legge. Le società coinvolte, oooh poverine poverine, ce le scambiamo con la finta ripromessa di rinpinguarne le perdite: celo celo celo mima, come le figurine.

Non è per caso, che siamo davvero i fortunati, impotenti, testimoni di prove tecniche di Argentina?

»::Kekule | opinioni, societa | 21:07 | ::commenti (6)

::01/02/2007

::firenze lunapark

::firenze lunaparkMe l'hanno segnalato prima Matteo, poi Nelli: su La Repubblica del 29 gennaio, Curzio Maltese fa le veci del vicino di casa che ha visto come teniamo male l'orticello, chi comanda in casa nostra e che deperimento avranno nel tempo le nostre fondamenta. Il vicino di casa che ha insopportabilmente ragione.
Il suo articolo riguardo Firenze la scompone con precisione dettata dall'esperienza e dalla professionalità che gli si riconoscono, approcciando i meccanismi base di un'inesorabile mutazione decadente mediante un piglio analitico pungente e doloroso.

Abito in Firenze ormai da quindici anni, ed a Firenze devo moltissimo a livello personale. Da qualche tempo, ho deciso di stare nel centro centrissimo, nonostante sia questa una scelta insalubre ed antieconomica: da eroico salmone, voglio risalire quel flusso continuo che in questi anni ha portato allo svuotamento della città.
Tale fenomeno ha ben poco di spontaneo, teleguidato com'è dall'impostazione di una classe ::vergine di trashimbergapolitica che non ha mai avuto la necessità di mettersi in discussione, ché tanto sono come gli Snorky secondo Cristina D'Avena: tutti amici e perciò felici. L'obiettivo era già stato deciso e dichiarato pubblicamente ai tempi del sindaco Morales:"Una Firenze di età media elevata, col maggior spazio disponibile per i turisti, gestiti dai fiorentini che vi lavoreranno di giorno, per poi tornare a sera in più comode case di un hinterland benestante.".
Nessuno ha invece detto che i fiorentini urbani sarebbero diventati turisti in casa propria, prigionieri di un trappolone in cui i soldi ricavati dal turismo non sono mai direttamente reinvestiti su una popolazione che va scemando, se non nel caso di gran caroselli progettuali (chi ha detto "tramvia"?) in cui l'intera fila di Snorky gigliati deve alimentarsi.

Attualmente la situazione è questa.
La nuova generazione di fiorentini preferisce abitare l'hinterland mediante i proventi urbani, siano questi l'affitto della casa del fu padre o il guadagno d'esercizio. La città è quindi popolata dalla forza lavoro che i fiorentini sfruttano e loro sostituta negli esercizi e come affittuari, prevalentemente di stampo extracomunitario. Il sabato gigliato è paradossale: il fiorentino di Bagno a Ripoli (!) torna in città per lamentarsi di "codesti estraomunitari che oramai e son ognidove ni centro"; peccato che gli "estraomunitari" siano gli stessi che in dieci e senza contratto pagano le sue rate del SUV, che gli lavorano al negozio o nella serra a metà prezzo e sempre in nero, che lo aspettano in Via dell'Amorino ambasciatori di coca da fine settimana. ::pollice verde versoEd ovviamente, tutto ciò puoi farglielo fare se non son stinchi di santo, cosa questa che già tende a selezionare il peggio del sociale extracomunitario urbano. Quindi, naccherino, e un son mia loro, tu sei te che gnene pigli i'meglio!

Secondo quest'ottica, lo sgradito ospite sei tu, non il turista un po' più buzzurro. Sei tu che ti lamenti del chiasso, o dei parcheggi introvabili, o degli atti vandalici. Oppure del fatto che in questo stato di cose, gli esercizi non strettamente legati al venderti la bottiglia d'acqua a 7€ o le raffinate mutande col pacco del David, stanno chiudendo tutti perché scarsamente tutelati, a discapito finale degli autoctoni.
Le foto che vedete qui sono alcune delle mie, scattate in un sabato sera gigliato, nell'arco di mezz'ora e nello spazio di cento metri. Ogni fine settimana, Firenze è messa a ferro e fuoco, specie dai figli dell'hinterland bene.
Perché è oramai chiaro a tutti che Firenze è un grande lunapark in cui tutto è permesso se benedetto dalla mano santa del terziario. E tu sei in netta minoranza, stai zitto se non partecipi alla grande giostra, non hai diritto a nulla, altrimenti spendi anche tu come loro e fai l'autoturista.
D'altronde, se ti ostini a resistere alla novella città-albergo, almeno porta i bagagli.

»::Kekule | opinioni, societa | 12:21 | ::commenti (16)

::10/01/2007

::piccoli squarci di vero nella finzione della gestione statale

::il re è nudoChe tra l'altro, per dircela tutta, io il vizio me l'ero levato: Ballarò è un bel contenitore disperato, dove si tenta di far percolare un po' di decenti verità da una classe politica in vena di spot populisti a proprio favore. Quindi bene grazie ma anche no, ciao.

Io ieri ero in grazia di dio, mettevo su le scarpe per uscirmene con gli amici e raccontarci un po' di cose. La tv, truffaldina, ha saputo catturare la mia attenzione: a Ballarò si parlava dei pochi più e dei molti meno della riforma pensionistica.
Tra tutti, chi mi ha tenuto incollato allo schermo è stato l'economista Tito Boeri, il quale ha confermato tutte le frottole da me prodotte nell'ultimo anno a riguardo, aggiungendovi previsioni in cifre belle tangibili. Talmente tangibili da spegnere qualsiasi focolaio successivo di cicaleccio glassato alla parvenza politica.
Dopo di lui, la tragicomica sequenza d'eventi. La parola passa a Franco Giordano, il quale si gioca con nonchalance uno dei classici bonus di dati, di quelli che ti prepara lo studente facoltoso di scienze politiche che fai lavorare dietro le quinte, ma poi chiude con una domanda che non esiste né in cielo né in terra.
Un po' interdetto, Floris chiama al commento politico Pierluigi Bersani, che esordisce con la faccia di chi non si è preparata la materia, scusi profe è che m'è morto i'gatto.
E lì, dopo decenni di "come l'è sporca la politica", "è tutto un magnamagna" et simila, sono stato folgorato sulla via di Montecitorio.

Bersani, l'avreste dovuto vedere, butta lì una premessina che è una stoccata completamente gratuita a Bondi, talmente gratuita che conduttore pubblico ed antagonista politico stesso rimangono nel warp spaziotemporale del machecazzodice per un po'. Comincia per il nostro Ministro dell'Inviluppo una tortuosa, sofferente dissertazione, che ha chiaramente (mai così chiaramente!) come unico scopo il voler comunicare al forzitaliota il messaggio:"Dai aiutami, buttiamola a bagaglino, facciamo la carrettella con il solito formulario attizzapopolo. Altrimenti l'economista ci costringe a dire la Verità Sul Tutto e ci perdiamo entrambi!".
Bondi, marpione, lo lascia sulle spine per un po', che per lui è tanto di guadagnato nella vanity board della puntata. È Maria Teresa Armosino, evidentemente meno resistente al logorio dei taciti accordi da mestierante, a controbattere, concedendo il la al collega di partito. Farfugliano per un po', in collegamento l'economista ha il sorriso rilassato di chi sapeva già cosa sarebbe successo, Floris capisce che non ce ne si cava più e manda la pubblicità. Non prima che Bersani possa dire qualcosa del tipo:"Io veramente oggi volevo parlarvi delle riforme".

Ormai la mia serata era rovinata.
La finzione d'intenti della classe politica di questo scorcio storico italiano, non si è mai riversata così bene in un simulacro mediatico come ieri sera, titillata dal contrasto con la dura realtà dei fatti.
La sconsolante evidenza: non v'è soluzione al problema pensioni dal fronte Statale, ma lo spettacolo deve continuare perché dietro ogni poltrona parlamentare c'è una lobby territoriale che va preservata.
Lorsignori vorranno poi tenere in conto queste cose quando, sebbene io speri non succeda mai, cominceranno a volare i primi esempi di molotov par condicio della storia di questo Paese verso gli uffici di ambo le fazioni: un piccolo presente da parte della generazione che avrebbe dovuto campare fino a 80 anni, ma che già a 65 non potrà permettersi il cardiotonico, con 465€ di pensione al mese dopo 40 anni di lavoro precario.
Altro che nudo: qui al re si intravedono gli organi!

»::Kekule | opinioni, televisione | 09:48 | ::commenti (14)

::20/11/2006

::rugbisti su marte

La7 mostra da sempre di avere certi fulcri d'interesse, vattelapesca sapere quale capetto li abbia rispettivamente innescati. Tematiche fisse sembrano essere: l'universo omosex, Star Trek ed il rugby.
Di questi, lo sdoganamento del nobile sport anglosassone ha fatto di me, da un annetto e mezzo, un sostenitore. Non accanito né fanatico, ma pur sempre un sostenitore.

Il rugby dà l'idea di richiedere al giocatore il massimo delle singole caratteristiche: potenza, precisione, tattica, lucidità, velocità, scatto, resistenza devono portarsi tutte oltre un certo livello. Questo non solo per far di te un buon giocatore, ::rugbisti della primissima orama anche solo per permetterti di affrontare tutti i grandi e piccoli traumi che, immancabilmente, c'è da sostenere durante il singolo match. Il risultato visivo è una spettacolare alternanza tra elaborati schemi corali, ed apprezzabili iniziative personali.

Il vero appassionato di rugby ti descrive la sua passione intessendo, in genere, tutta una trama di guareschiana schiettezza, fatta di fairplay eletto, di una conclamata cappa contenitrice di "pansportività". A completamento delle sue tesi, cala il jolly: con aria di animale da pub e voce alla Ligabue, decanta le glorie del mitologico Terzo Tempo, rivoluzionaria (specie per la calcistica Italia) dimostrazione di intaccabile genuinità sportiva che riunisce i due team davanti ad un bancone di birreria.
Pertanto, come non desiderare per questo sport un mercato italiano più grande, che possa diffondersi in misura maggiore, anche mediaticamente, diventando così la flebo di innocenza per ogni malato di calcio moderno?

Io non lo desidero, almeno al momento.
Durante le telecronache, già ora sento usare parole come "onore" ed "orgoglio", in costruzioni logiche troppo ricercatamente maschie e viriloidi. Un po' alla stregua del piglio pseudoammmeregano dei commentatori del wrestling, oppure dell'imbarazzante terminologia da bar sport di Carugate che descrive le gare motociclistiche. Inoltre, si intravedono prototipi di tifoserie politicizzate, anche se in gruppi sparuti, come fossero club della creatina provenienti dalla stessa palestra. Intendiamoci: non è certo il rugby in sé a portarsi questa dolorosa eredità dai tempi dei GUF (fu il Fascismo ad inoculare il rugby in Italia). Io non temo i fan del rugby, io temo la pericolosa attitudine tutta nostrana, di imbastire un mercato sventolando quelle due o tre ideologie in croce, grazie alle quali si usa far transumare consensi, siano essi poltici o economici. Icomunishdi versus Ifascisdi, il Sud ed il Nord, la Juve e l'Inter, le donne contro gli uomini, chi è più forte tra Mazinga e Goldrake.

Sono convinto che, appena si comincerà a sentir puzzo di moneta, il rugby assumerà in Italia il ruolo, totalmente erroneo distorto perverso e fuorviante, di baluardo delle patriottiche virilità e littorie manifestazioni. D'un sol botto, il pubblico genuino del piccolo rugby italiano verrà travolto da una soverchiante tifoseria fallocefala, un mix micidiale di nazionalismo esasperato ed ipertrofia mascolina anche virtuale.
Sono altresì convinto che attualmente qualcuno stia carotando il mondo del rugby italiano, per testarne le differenti potenzialità: ogni tanto c'è un episodio che dà da pensare, una manina romanamente alzata, un coretto che non t'aspetti; robetta pronta a spegnersi alle giuste proteste del pubblico, cosucce che ritornano in chissà quale buia botola, pronte però a riattivarsi per la prossima tastatina all'ambiente.

Siamo davvero sicuri di volere una crescita repentina del rugby in Italia? Quanto ne perderemmo, del rugby metafora di Marco Paolini?

»::Kekule | opinioni, societa | 10:51 | ::commenti (8)

::20/08/2006

::la regola aurea per evitare (almeno) la beffa

Devo smetterla una buona volta, con quest'assurda pratica eucaristica, piagnona e frustrante: cercare confortanti discussioni con i cinquantenni riguardo la carestia lavorativa di questi anni.

::il licenziamento/angelo rindoneParlare col cinquantenne della crisi del lavoro significa addentrarsi in un intrico di algoritmi differenti, che terminano tutti con la stessa soluzione: alla fine di ogni disamina, ti fanno quella faccia triste e sperduta, tipica di chi non ha mai dovuto affrontare un nemico così invincibile nelle lontane epoche delle sanatorie dei lavori statali, dei megaconcorsi preelettorali, delle casse nazionali facili, dei 18 politici, del lavoro bene o male per tutti.
Pertanto, è perfettamente inutile parlarne con loro, generalmente non aggiornati, informatizzati mai abbastanza, immeritevolmente fuori dal tempo.

Gli esempi di algoritmo non mancano. Uno dei più divertenti e significativi è quello del laureato che ha un lavoretto per non dipendere dalla famiglia, ma vorrebbe insegnare. E quindi ne parla con un insegnante:
.begin
a) "fai la SSIS per due anni, durante i quali paghi l'iradiddio" (e come lavoro per campare, specie se la sede delle lezioni è in un'altra città?);
b) "ti dividi tra lavoro e studio facendoti un mazzo così" (ma sono precario e non ho facilitazioni come le 150 ore o l'aspettativa);
c) "sì ma alla fine entri in graduatoria" (dopodiché campo d'aria?);
d) "poi ti chiamano per le supplenze" (eh ma per fare una settimana l'anno di supplenze e cominciare ad accumulare punti, devo tenermi libero, non lavorare, e quindi campare d'aria);
e) "poi te ne vai in posti bruttissimi dove le graduatorie sono più scarne" (per anni prima di avere il ruolo e chiedere un trasferimento, siamo tutti in transito come nelle canzoni di Battiato, ma intanto gradisca una fetta di aria fritta);
f) "[faccia stupida]"; ([faccia tipo ma-perché-lo-faccio]);
.eof

::pacman maestro di vita e lavoroÈ pur vero, in questo specifico caso, che se uno lo desiderasse e ne avesse disponibilità, potrebbe farsi campare da mammà dai 30 ai 3x (nella migliore delle ipotesi, nella peggiore delle sedi di supplenza), tagliando qualsiasi ponte sentimentale, emigrando ancora una volta, passando nelle nebbie e nel nulla i suoi migliori anni, in prospettiva di una vita da quarantenne padre di famiglia. Che culo.
Resta però chiara una cosa: nel parlare così, il cinquantenne ha in mente le graduatorie laschissime del lontano '79, i pochi laureati figli di genitori già laureati, il rombo dei dispendiosi anni '80 che s'ode di già da lontano. La realtà così com'è la subodora, ma non l'assaggia mai. E non è una colpa questa.

Allora andrò a scrivere qui la Regola Aurea, così me la ricordo e non sbaglio più:
"Mai parlare della crisi del lavoro con chi non ha mai affrontato almeno il secondo livello di PacMan. Mai!".

»::Kekule | opinioni, societa | 17:34 | ::commenti (7)

::05/07/2006

::un-due-tre...italia!

::quanti passi devo fare per mandarti poi a cagare?Tra i giochi dei bambini, se ne possono individuare due in particolare, accomunati da un'identica impostazione di base: Un due tre stella e Regina Reginella.

Le due attività ludiche hanno come obiettivo il raggiungimento di una meta fisica, comune a tutti i concorrenti, secondo un tragitto in linea retta. Ambedue vedono il gestore del gioco localizzato proprio nel punto da raggiungere. A distinguerli, rimane solo la modalità con la quale arrivare all'agognato traguardo.

Un due tre stella premia la capacità dei singoli partecipanti di scattare sul posto, ed il tempismo di costoro nel farsi trovare immobili dal gestore di gioco quand'egli arriverà a voltarsi ed urlare:"Stella!". Si tratta quindi di un'elezione per merito, durante la quale difficilmente si verificano contestazioni durevoli.
Regina Reginella no, non è così. I concorrenti sono in balia di una boriosa forma edulcorata di arrizzacazzi alle primissime armi, che li irregimenta a suo piacimento, disponendo dei loro movimenti a seconda delle sue simpatie o legami. Non contenta di questo suo dominio, si permette poi di giudicare l'azione da lei stessa comandata in modo insindacabile, arrogandosi il diritto di far tornare in posizione iniziale il malcapitato previo verdetto negativo.

È facile capire, quindi, perché i bambini giochino molto più spesso al primo dei due: Regina Reginella non è affatto un "gioco", perché manca di parametri paritari su cui basare le regole, che non siano quelli della disparità di trattamento tra gli amichetti del cuore e tutti gli altri. È solo un'attività che porta di riflesso ad inoculare nei piccoli partecipanti il germe di una futura lotta armata di classe.

Il decreto Bersani ha un sapore buono. Forse è solo aroma aggiunto, oppure è solo qualcosa di fresco da mandar giù nella calda estate 2006; forse muta dopo un quarto d'ora come un cheeseburger da catena di smontaggio bovini.
Però rimanda al sogno proibito di un'Italia senza più amici degli amici e figli dei padri, senza più conventicole falsamente motivate da ragioni sociali o religiose, senza più prezzari comuni accordati sottobanco. Un'Italia sempre meno Regina Reginella e sempre più Un due tre stella.

Sarebbe prima di tutto un'Italia più divertente da giocare. E da giocare più a lungo.

»::Kekule | opinioni | 21:03 | ::commenti (2)